venerdì 17 ottobre 2008
un capocollo da capogiro
è proprio mentre gli occhi stanno per chiudersi o faticano ad aprirsi che sta quella sensazione di ovattato, quella sensazione che ti permette di pensare, riflettere, anche giudicare con un certo distacco: le cose che ti fanno felice ti lasciano indifferente e le cose che ti fanno soffrire si comportano nella stessa maniera. tuttavia ti dà buon umore, appena chiudi gli occhi, perché piombi in un sonno profondo con un leggero sorriso sulla faccia, emetti dei suoni muti con la bocca chiusa e ti stringi al cuscino, ed anche il giorno dopo, quando, riemergendo da sogni confusi e mattutini il cui ricordo si perde non appena si esce dal torpore, ci si risveglia piano piano, si esce dal limbo sorridendo, contenti della prestazione onirica, pronti per la giornata, ancora per un'oretta si cercherà il ricordo del sogno che ti stava piacendo, ancora per dieci miunuti si gusterà il café raffreddato del mattino, ancora una volta il piede sinistro sarà il primo a posarsi per terra insieme alle immancabili gocce di urina che, in preda ad una crisi, fuoriusciranno dalla trraiettoria cercando una morte più onorevole che non sia nel cesso.
venerdì 10 ottobre 2008
una chitarra da portar via
esiste il sole anche a berlino, è un piaere scoprirlo mentre hai la sensazione del calore sulla faccia. esistono anche e soprattutto dei momenti nei quali, come un fiume inarrestabile, le emozioni ti saltano fuori dalla bocca, dal naso dagli occhi e dalla pelle. è un piacere svegliarsi la mattina e sinteirsi dire che iil cuore batte piano, lentamente e differentemente dal solito, dalle mattine nelle quali aprivi gli occhi ed un tamburo minimal ti batteva nel petto, gli occhi sbarrati e le mani mai ferme, il sangue come una perrier ora è divenuto champagne, non tante bollicine, ma una sola ed elegante, parte dal fondo dell'anima e si dissolve in un sorriso nel momento in cui comincia il giorno.
martedì 7 ottobre 2008
martedì 23 settembre 2008
cerchio
si tratta di un giochino facile facile. qualcosa che ha a che fare con i manoscritti che viaggiano e, man mano che passano di mano, ognuno aggiunge dei pezzetti di una storia. libero arbitrio e connessione logica, anche per il finale. la prima frase, di qualche riga, sarà un post, il resto della storia lo si scriverà dai commenti.---------------------------
"In un pomeriggio soleggiato sedeva sul balcone, con il suo libro in mano e l'indice infilato fra le pagine per non perdere il segno. davanti a lui la città sonnecchiante in un primo pomeriggio estivo, pochi i rumori, molti i pensieri..
"In un pomeriggio soleggiato sedeva sul balcone, con il suo libro in mano e l'indice infilato fra le pagine per non perdere il segno. davanti a lui la città sonnecchiante in un primo pomeriggio estivo, pochi i rumori, molti i pensieri..
domenica 21 settembre 2008
vergine
pensi che c'è tempo, è sempre così, poi arriva tutto ad un tratto e ne diventi cosciente di fronte al fatto compiuto. dove ho messo le scarpe? e la giacca un pò calda che avevo messo là? non si ritrova più nulla. me ne accorgo anche passando velocemente da steso a seduto, mi gira la testa e nonn significa che sto male, semplicemente che è settembre un pò più settembre che gli altri anni. ho sempre pensato che si potesse andare al mare fino ad ottobre da me, ma quest'anno no, lo scorso neanche, quello prima non me lo ricordo. dicevo, che te ne accorgi davanti al fatto compiuto, guardi una foto e senti il contrasto, almeno climatico, per non dire mentale, rispetto al presente. l'ultimo bagno, già solitario, mentre il sole dipingeva di rosso le nuvole sopra la dirupe ed il mare assomigliava sempre di più ad una distesa di olio. il tramonto delle sette e trenta e via via sempre prima. ti si scurisce il cuore prima e pensi a quando sarà peggio. spero di esserne cosciente, del peggio, quando ormai sarà passato, davanti al fatto compiuto della primavera, dell'aprile odoroso e del maggio fiorito delle campagne sottostanti la centrale, se starò anora qui..
giovedì 18 settembre 2008
demodé
bene, è il caso di dire che, ormai, le cose semplici non vanno più di moda. vale comunque la pena spiegare, a titolo esemplificativo, che, primo, le rotatorie, o rondò, possono seguire due sitemi: classico, allora si arriva e si dà la precedenza, oppure alla ravennate, che è esattamente il contrario. questi sono gli unici due modi concepibili di funzionamento e, ciò che importa di più, visto che non siamo a ravenna, qui il funzionamento è quello classico. secondo, quando si chiama un cellulare all'estero, la gente non deve avvertire che lo zero iniziale non va digitato, è da anni che lo abbiamo abolito anche noi, dirlo fa solo confondere. terzo,quando ti chiedono "come stai", si può semplicemente rispondere "bene grazie", si chiama retorica e fa parte dei costumi umani, non è un'occasione per evidenziare fatti e persone che pongano la luce su chi parla, è complicato da seguire perché spesso non si conosce niente dei fatti e delle persone di cui sopra che illuminano l'interlocutore. quarto, quando si invita qualcuno l'altro dovrebbe limitarsi a dare una risposta positiva o negativa, tutto il resto è noia. quinto, il pesce crudo si chiama pesce crudo, non sashimi, quella è iun'altra cultura. sesto, se si va all'ikea poi non bisogna farci su dell' umorismo, in questo caso è troppo semplice, meglio limitarsi a far su in macchina quando si ritorna con il cervello in tilt.
cerco di semplificare e cado nel paradosso, cos'è più à la page, essere fuori moda o non dire le cose in maniera semplice? in ogni caso, ragionare per paradossi fa bene al cervello, lo hanno detto filosofi e studiosi con un minimo di senso dell'umorismo,e qualora non ve ne fossero, trionfa comunque l'argomento "il pallone è mio e decisdo io!".
cerco di semplificare e cado nel paradosso, cos'è più à la page, essere fuori moda o non dire le cose in maniera semplice? in ogni caso, ragionare per paradossi fa bene al cervello, lo hanno detto filosofi e studiosi con un minimo di senso dell'umorismo,e qualora non ve ne fossero, trionfa comunque l'argomento "il pallone è mio e decisdo io!".
venerdì 12 settembre 2008
beroza!
una sera come le altre, forse di metà agosto, la sabbia poco illuminata da una notte di luna crecente, appena nata. ho ricordi confusi di facce e bicchieri in plastica che si vuotano lasciando al loro interno del lime e del ghiaccio, giusto per pemettere di calibrare meglio il lancio verso la pattumiera. "a capocchia!" m i dice qualcosa, le tempie ed i capelli madidi di sudore, (che sembra che sei fatto anche se non è vero, mi dice una mia amica), danze scriteriate e sorrisi abbozzati, scompaiono le remore sotto la pioggia d'alchool, inizia l'illusione fatua del divertimento. tu non te lo ricordi ma in terza media impazzivi per me, anche questo mi dice qualcosa, qualcuno ha inventato il braccialetto, qualcun'altro ha deciso che il miglior posto dove allisciarsi i capelli con aria annoiata e scambiarsi reciproci complimenti sulla tenuta del make-up, è il dance-floor. non c'è tempo per riflettere. presto presto un'altra bottiglia, presto una sigaretta, dove sarà il bagno? che pezzo.. bella musica stasera.. ciao di dove sei? cosa fai? ah interessante...ma vai a fare delle pugnette, ma va a cagher... si insomma ha suonato bene diciamo...che fame...ma dove hai parcheggiato?...Inizia a fare freschetto, vorrei riprendermi, non vorrei sbiscicare mente parlo, contegno cazzo! resta poca gente, ovviamente si sentono tutti amici, ma davvero amici, tipo condivisione del pane la domenica, tra scambi di promesse ed appuntamenti per i prossimi eventi degli sgoccioli estivi. sbuffo e mi poggio su una pedana tenendomi la testa tra le mani per recuperare fiato, "te mieni?", un secondo per realizzare la richiesta e ad un tratto, dopo aver ben aspirato, un magnifico esemplare dell'essere umano ancora integro,dalla discutibile costituzione fisica, si spoglia e si getta nel mare, un bagno nell'alba che spunta tra gli sguardi sbigottiti degli astanti del cool, e non fa nulla se ho sovrapposto delle serate, sarà stato l'alchool, ma ogni considerazione è vana, il premio freschezza dell'estate 2008 è stato conferito, all'unanimità.
giovedì 4 settembre 2008
della bruma sulla cappotta
in una giornata di scirocco l'aria ti si appiccica addosso. dopo un risveglio un pò sudato, apprezzi davanti allo specchio del bagnetto incorniciato da ripiani di plastica - tanto è la casa del mare- le rughe sulle guancie che segnano il tuo volto. il cervello non parte, ti senti ovattato come le nuvole folte e scure che disegnano delle linee curve nel cielo evidenziandone l'azzurro sullo sfondo. aria calda ed afosa, umida ed appiccicaticcia sulla pelle, sui capelli, sui pensieri. è colpa del tempo, è colpa dell'aria, il cervello fatica sempre di più, dalle orecchie esce quasi del vapore, il caffè è troppo caldo, la brioche troppo secca e l'acqua troppo fredda, forse anche troppo frizzante. la svolta pomeridiana, il cielo ripulito, la centrale e i raggi del sole ben visibili, ma il cervello continua a sbuffare, procede lentamente lungo i binari di una giornata marittima, l'aria che scioglie l'orizzonte smette di soffiare, ciò che resta è una quiete comunque calda. continui a chiederti il perché della sonnoloenza e della svogliatezza, dài la colpa alla sera prima, a qualsiasi cosa, anche alla chitarra che risulta sempre scordata, per non parlare della voce. è tutta colpa dello scirocco, concludi un circolo di pensieri, ma il colore del mare è ipnotizzante, si vedono abbozzi di onde gonfie, destinate a mai infrangersi perché abortite a metà strada, creano al massimo delle piccole schiumette che fanno pensare ai riccioli a forma di occhielli di un maglione mentre lo si scuce tirandone il filo, rabbrivisici e poi sorridi pensando che sia di lana.
sabato 12 luglio 2008
di un pomeriggio sudato su di un divano usato e fuori stagione
inizia così certe volte: con un lento pulsare alla base del cranio, si espande alle tempie quando ormai è troppo tardi. tutto ciò dopo qualche lavoretto mattutino, o meglio pomeridiano del primo pomeriggio, libri spostati da qua e messi là, poi andranno da un'altra parte. ho l'abitudine di segnare luogo e data sulla prima pagina dei libri quando li compro, dovrò iniziare a scrivere, sui prossimi libri che acquisterò, che questa abitudine mi piace e non voglio perderla per un motivo semplice: lasciare il segno è bello. ovviamente quando riscopri le scritte guardandoci hai qualche ricordo che ti torna in mente, ma questa è la parte superficiale della storia. mi piace pensare a me che lascio il segno su qualcosa che ritroverò, mi piace pensarmi mentre l'ho fatto e, mentre lo faccio, pensare a quando lo rivedrò per caso. non è solo una mania, un altro vezzo del genere "amelie" e che non ha un perché, è qualcosa che cerco di non far sembrare importante, impegno la mente in un pomeriggio settentrionale, afoso e mal sintonizzato. le realtà pensate o immaginate ti emozionano comunque anche se sei rinchiuso in casa a parlare con i muri. Gli stessi muri che hanno visto tante persone e tante cose passare, hanno sentito profumi di donna e puzza di scarpe, fos-spaltai, sono stati ricoperti di poster e poi denudati, grattati dipinti e ridipinti, ridipinti ancora. stanze e pavimenti che mi danno l'impressione di sentirmi in uno spazio mio, vestiti vecchi e nuovi, scarpe senza lacci, borse e borsoni, quaderni ricoperti dalla polvere del primo anno di università. e poi ancora polvere tanta polvere, dio solo sa quanta polvere hanno visto questi muri. dimenticavo le scale, i quattro semplici piani lungo i quali ho trasportato in su ed in giù ogni sorta di genere alimentare, elettrodomestico o pezzo da arredo-design. ho trasportato alcolici, droga, me stesso vestito in vario modo e me stesso nudo in certi casi,me stesso con le sigarette in tasca, una sigaretta fra le dita, senza sigarette, con un mozzicone di qualunque cosa in bocca ad aspirarne gli ultimi tiri. ancora mi diverto, mentre salgo e scendo, a sputare sui pianerottoli dei condomini poco graditi e a lasciare il masticante sul passamano, proprio all'inizio di ogni rampa dove, secondo i miei calcoli, è più probabile che si posi la mano della vittima. guarda un pò di cosa sono finito a parlare, mi sono perso in digressioni...dicevo che inizia così il mal di testa forte, così forte da non farti sopportare l'aria "libiamo ne' lieti calici" della traviata. allora spegni anche lo stereo e cerchi di trovare un pò di spazio nel cartone dei cd, anche loro da là finiranno da un'altra parte, ma non hanno tanti segni, se vogliamo escludere le poco nobili copertine scritte a mano di quelli masterizzati, dunque poche pippe mentali sulla storia dei segni, una al giorno, nel pomeriggio caldo, è più che sufficiente. Mi sembra quasi indegno di voler racchiudere ciò che è successo fra queste mura con qualche riga, solo perché questo pomeriggio mi gira di scrivere della casa in cui ho abitato un certo numero di anni. sì, quasi indegno, per certe cose è molto più bello e poetico conservare degli schizzi, è lì che risiede l'intuizione, l'idea prima che si ha di qualcosa, ciò che si esterna di noi ma che è ancora semilavorato, il subfornitore inconscio del conscio, così la sparo grossa e non ne parliamo più!
adesso vorrei chiudere gli occhi e svegliarmi fra qualche giorno, saltare il tempo o magari saltare lo spazio in poco tempo. vorrei che smettesse questo mal di testa e rinfrescarmi la gola con un bel boccale di birra ghiacciata, questa si che è una bella parola, ghiacciata, lo ridico ancora, ghiacciata, chissà che non mi aiuti a passare dal tardo pomeriggio ad una serata di brezza, una brezza così fresca da farmi andare a cercare una maglia in un altro scatolone pieno di vestiti, quei vestiti che con me hanno salito e sceso le scale di via cimabue.
adesso vorrei chiudere gli occhi e svegliarmi fra qualche giorno, saltare il tempo o magari saltare lo spazio in poco tempo. vorrei che smettesse questo mal di testa e rinfrescarmi la gola con un bel boccale di birra ghiacciata, questa si che è una bella parola, ghiacciata, lo ridico ancora, ghiacciata, chissà che non mi aiuti a passare dal tardo pomeriggio ad una serata di brezza, una brezza così fresca da farmi andare a cercare una maglia in un altro scatolone pieno di vestiti, quei vestiti che con me hanno salito e sceso le scale di via cimabue.
martedì 1 luglio 2008
pesto, non alla genovese

per ritornare in tema di sopracciglia corrugate e giusto per trovare un argomento originale, vi dico che il caldo mi uccide. sento la calura che spazia nella mia mente vuota ed inerme a ciò che succede fuori. il sudore aiuta a concentrare, l'ho detto in passato, ma se nella testa non hai neanche l'embrione di un pensiero, il caldo serve a ben poco. lo puoi giusto usare come capro espiatorio, ecco, per tutto è sempre e solo colpa del caldo. ora provo a mangiare qualcosa che non sia acqua frizzante.
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