l'annuvolamento del pomeriggio non è d'aiuto all'umore, ed è subito sera disse Qualcuno.
sta finendo il momento nel quale ho delle certezze sulle quali far poggiare le mie opinioni, riguardo a tutto, anche alla più semplice delle questioni mi viene da rispondere con quella smorfia della faccia che butta giù le estremità della bocca e contrae i muscoli del mento, bah, sospirando. inizio ad aver paura della comunicazione e più di tutto della comunicabilità. non avevo mai pensato quanto fosse difficile farsi capire, capire come farsi capire dagli altri e, in definitiva, capirsi. il prossimo dramma, dopo l'inquinamento e la crisi dell'acqua, se un mondo ancora esisterà, sarà la comunicabilità. quanto è difficile riportare un'atmosfera con le parole, una sensazione, un intendimento, un barbaglio dell'istinto, quanto la comunicazione non verbale ci attanagli il cervello, non dico nell'esprimere, ma soprattutto nel comprendere ciò che ci viene detto. ho l'impressione che esistano mille strati delle cose, della realtà, mille verità e nessuna verità. la conclusione del circolo di pensieri è sempre quell'espressione di cui sopra. forse anche noi umani avremmo bisogno di andare in letargo, di prenderci una pausa e riflettere al calduccio della nostra tana, portandoci tutto al seguito, ovviamente, i vizi non vanno mai trascurati. in un ambiente che non ci comunichi niente, che non ci dia sensazioni particolari, in astratto pensare veramente dove vogliamo arrivare, cosa vogliamo fare, se la parola coerenza è solo un vezzo che si usa quando si criticano gli altri oppure è uno strumento che serve per vivere a noi. tutto quello che mi sta venendo fuori in questo pomeriggio, forse, tocca temi molto più grandi di me, forse, anzi sicuramente, altri lo hanno trattato con molto più acume di me, ma io non li ho letti o non li ho capiti o non li ho ascoltati, per la prima volta mi sento turbato senza sapere esattamente perché, semplicemente perché intravedo dei contrappesi che non fanno il loro dovere, che non mantengono l'equilibrio ed io sto cadendo dal filo, giù negli abissi dell'incertezza verso tutto. non lo so quanto serva spegnere questo computer e continuare ad occuparmi di niente in particolare in maniera superficiale, godendo del piacere superficiale che mi dà farlo. nell'attesa di raffinarmi l'arsenale critico con cui affronto la realtà, praticherò lo stretching dei muscoli del mento, mi hanno detto, tra l'altro, che serve a prevenire il doppio mento.
mercoledì 12 novembre 2008
mercoledì 29 ottobre 2008
fiori gialli di rughetta selvatica
un gallo bianco lungo il ciglio della strada che zompetta per rientrare aldilà della bassa rete, il canto delicato e talvolta acuto degli uccelli di campagna, ci siamo, sono uscito dal centro abitato.
il pomeriggio è tiepido ed il cielo leggermente velato, il sole disegna delle macchie di leopardo sul terreno sul quale spuntano maestosi i centenari alberi di ulivo. fra le foglie i raggi, visti in controluce, formano delle stelle brillanti che colorano di sfumature il verde delle foglie. l'erba spontanea che ricopre tutti i terreni pare arredare meglio la campagna e la terra sotto i piedi è morbida, accogliente.
metto la mano nel taschino ed inizio a prendere foto di ciò che mi circonda. i tronchi contorti formano dei buchi attraverso i quali si può guardare il mondo da un'altra prospettiva, il silenzio interiore è interrotto da sensazioni di piacevolezza ed armonia.
l'odore della campagna mi riporta alla "rimesa" della casa dei nonni. continuo a camminare e mi accorgo che le piante di fichi d'india, rinsecchite, quasi si inchinano ossequiosamente al mio passaggio solitario.
mi viene da pensare a quando riguarderò le foto, a come un così bel momento resterà un ricordo beffardo, quasi vile nel suo silenzio immobile e privo di odori.
Questa mattina- mentre mi recavo in quel palazzo dal quale le parole escono fuori dalle finestre, come fossero note di uno spartito ripetuto all'infinito che si staccano dal foglio, esse si staccano dai fogli, vincono la resistenza dei timbri e dei fermacarte, lettere volanti, una ciminiera di parole come il fumo che esce fuori dalla centrale a carbone visibile lungo il corso della strada, formano dei vortici sopra il cielo del grande edificio sul quale si legge "palazzo di giustizia"- mi hanno chiesto "ma cosa ti dà constatare il patrimonio, cioè perché?" ho risposto "lo faccio perché mi dà piacere, perché ti nobilita l'animo, credo". ho ottenuto come risposta un sorriso silenzioso, poi, tra me e me ho pensato che con la nobiltà d'animo non ci paghi neanche le marche da bollo! .
il pomeriggio è tiepido ed il cielo leggermente velato, il sole disegna delle macchie di leopardo sul terreno sul quale spuntano maestosi i centenari alberi di ulivo. fra le foglie i raggi, visti in controluce, formano delle stelle brillanti che colorano di sfumature il verde delle foglie. l'erba spontanea che ricopre tutti i terreni pare arredare meglio la campagna e la terra sotto i piedi è morbida, accogliente.
metto la mano nel taschino ed inizio a prendere foto di ciò che mi circonda. i tronchi contorti formano dei buchi attraverso i quali si può guardare il mondo da un'altra prospettiva, il silenzio interiore è interrotto da sensazioni di piacevolezza ed armonia.
l'odore della campagna mi riporta alla "rimesa" della casa dei nonni. continuo a camminare e mi accorgo che le piante di fichi d'india, rinsecchite, quasi si inchinano ossequiosamente al mio passaggio solitario.
mi viene da pensare a quando riguarderò le foto, a come un così bel momento resterà un ricordo beffardo, quasi vile nel suo silenzio immobile e privo di odori.
Questa mattina- mentre mi recavo in quel palazzo dal quale le parole escono fuori dalle finestre, come fossero note di uno spartito ripetuto all'infinito che si staccano dal foglio, esse si staccano dai fogli, vincono la resistenza dei timbri e dei fermacarte, lettere volanti, una ciminiera di parole come il fumo che esce fuori dalla centrale a carbone visibile lungo il corso della strada, formano dei vortici sopra il cielo del grande edificio sul quale si legge "palazzo di giustizia"- mi hanno chiesto "ma cosa ti dà constatare il patrimonio, cioè perché?" ho risposto "lo faccio perché mi dà piacere, perché ti nobilita l'animo, credo". ho ottenuto come risposta un sorriso silenzioso, poi, tra me e me ho pensato che con la nobiltà d'animo non ci paghi neanche le marche da bollo! .
sabato 25 ottobre 2008
il colore delle caramelle mou
nella piazza centrale, lungo uno dei lati di essa, il cartello "sala da barba", con calligrafia pubblicitaria d'altri tempi nero su bianco, salta subito agli occhi, è quasi vetusto. una tenda a treccioline di spago lascia intravedere le sedie da barbiere e le sagome degli abitués, al centro della sala una figura quasi maestosa piegata sul cliente con i gomiti verso l'alto. sposto la tenda con il dorso delle mani e esordisco con un timido buonasera, affronto gli sguardi indagatori dei presenti, ho l'impressione di aver interrotto qualcosa, di aver rovinato l'armonia, persino quella figura che intravedevo da fuori, cambiando la sua posizione eterna, ora mi squadra. non ha l'ombra di un pelo sul volto, ha movimenti rapidi e precisi anche nel camminare, una ruga in mezzo agli occhi tra fronte e naso, gli conferisce l'espressione seria e sicura di colui che fa la barba agli altri. indossa il grembiule da lavoro e la pelle, dal pomo di adamo, scende in una cascata, due flussi di epidermide scivolano fino alla base del collo strozzato da una cravatta nera con cerchietti rossi e dorati, l'impressione, rafforzata dal labbro superiore appuntito, è che abbia fuori la testa dal guscio, come una tartaruga. lo sguardo è intenso insieme al colore castano degli occhi, sulla mano destra un anello in oro giallo troneggia sull'anulare, fra qualche minuto intravederò lo scintillare di quell'anello mentre il rasoio scorrerà sulla mia faccia. i capelli sparuti dal colore candido, come fili di nuvole stanno sul capo rotondo. la luce al neon tenuto da una catena che si biforca scendendo verso il basso, illumina la stanza: un lato composto da specchi ampi, di fronte due sedie da lavoro, il soffitto a volta, alto ed immobile, la radiocronaca delle partite di serie b conferisce all'ambiente un suo tempo, un cliente seduto attende il suo turno sfogliando "cronaca vera" e cerca di esporre la teoria secondo la quale l'ora legale sortisce effetto su chi studia e non su chi va ib campagna. resto in rispettoso silenzio ascoltando e osservando lo spettacolo di autenticità che mi si compie davanti agli occhi.
mentre mi rilassavo col capo riversato all'indietro, così come le pupille negli occhi socchiusi. i piedi sul poggia-piedi alto e comodo, una domanda mi è giunta come una lama di ghigliottina sulla nuca, mi ha riattaccato alla realtà che avevo abbandonato pensando di essere chissà dove e chissà in che anno-"sei forestiero?"- scuoto il capo in senso negativo-"e a chi sei figlio?".
mentre mi rilassavo col capo riversato all'indietro, così come le pupille negli occhi socchiusi. i piedi sul poggia-piedi alto e comodo, una domanda mi è giunta come una lama di ghigliottina sulla nuca, mi ha riattaccato alla realtà che avevo abbandonato pensando di essere chissà dove e chissà in che anno-"sei forestiero?"- scuoto il capo in senso negativo-"e a chi sei figlio?".
venerdì 24 ottobre 2008
safari
prorpio l'altro giorno, mentre mi chiedevo come fossero fatte le camelie, ho avuto una specie di illuminazione. il gentil sesso ha questa visione delle cose ma non ne è cosciente, occorre dunque spiegarlo. il colore dei capelli di una donna è legato a doppio filo con il suo intestino. le leggiadre fanciulle non producono feci, esse sono intimamente convinte di espellere dal proprio corpo entità vegetali odorose, fiori per intendersi, ma questo lo ammettono solo dopo essersi cintrerate dietro la bugia che, semplicemente, loro non defecano. mi sarebbe piaciuto avere un pensiero riguardo la questione già da bambino, solo per vedere che tipo di fiori espellessero mia madre o mia sorella o magari le mie cugine, che coprono più o meno lo spettro dei colori di capelli possibili, tuttavia questa è una conquista che mi trovo a sistematizzare solo durante il mio glorioso 25esimo anno di età. dicevo che l'intestino di una donna è legato a doppio filo con il colore dei suoi capelli, o viceversa,il risultato sarebbe lo stesso, è il colore dei capelli, comunque, la variabile indipendente. dunque ho subito pensato che, nonostante non abbia mai visto come sia fatta una camelia, anzi fino a poco tempo fa pensavo fossero quelle spille con profili a mezzo rilievo, bianchi o crema su sfondo rosa antico, di donne con acconciatura ottocentesca -spero di aver reso l'idea-, le bionde espellano per via anale delle camelie bianche e, durante i riposi stellati, delle belle di notte che si aprono al contatto con l'acqua del water; mi sono chiesto che tipo di fiore potessero espellere le rosse, mi sono venuti in mente i glicini fuctsia, se esistono; le castane sicuramente dei tulipani di vari colori, per via delle sfumature che i tulipani hanno sulla punta dei petali, per una questione di riflessi; le brune delle violette a forma di campana. prendete la mia teoria per buona, ma se una notte vi svegliate e lasciate per qualche minuto la vostra partner rossa nel letto per recarvi al bagno e vi trovate un profumo di rose, dovete prendervela ed unicamente ed esclusivamente con la "mamma te li fiuri".
venerdì 17 ottobre 2008
un capocollo da capogiro
è proprio mentre gli occhi stanno per chiudersi o faticano ad aprirsi che sta quella sensazione di ovattato, quella sensazione che ti permette di pensare, riflettere, anche giudicare con un certo distacco: le cose che ti fanno felice ti lasciano indifferente e le cose che ti fanno soffrire si comportano nella stessa maniera. tuttavia ti dà buon umore, appena chiudi gli occhi, perché piombi in un sonno profondo con un leggero sorriso sulla faccia, emetti dei suoni muti con la bocca chiusa e ti stringi al cuscino, ed anche il giorno dopo, quando, riemergendo da sogni confusi e mattutini il cui ricordo si perde non appena si esce dal torpore, ci si risveglia piano piano, si esce dal limbo sorridendo, contenti della prestazione onirica, pronti per la giornata, ancora per un'oretta si cercherà il ricordo del sogno che ti stava piacendo, ancora per dieci miunuti si gusterà il café raffreddato del mattino, ancora una volta il piede sinistro sarà il primo a posarsi per terra insieme alle immancabili gocce di urina che, in preda ad una crisi, fuoriusciranno dalla trraiettoria cercando una morte più onorevole che non sia nel cesso.
venerdì 10 ottobre 2008
una chitarra da portar via
esiste il sole anche a berlino, è un piaere scoprirlo mentre hai la sensazione del calore sulla faccia. esistono anche e soprattutto dei momenti nei quali, come un fiume inarrestabile, le emozioni ti saltano fuori dalla bocca, dal naso dagli occhi e dalla pelle. è un piacere svegliarsi la mattina e sinteirsi dire che iil cuore batte piano, lentamente e differentemente dal solito, dalle mattine nelle quali aprivi gli occhi ed un tamburo minimal ti batteva nel petto, gli occhi sbarrati e le mani mai ferme, il sangue come una perrier ora è divenuto champagne, non tante bollicine, ma una sola ed elegante, parte dal fondo dell'anima e si dissolve in un sorriso nel momento in cui comincia il giorno.
martedì 7 ottobre 2008
martedì 23 settembre 2008
cerchio
si tratta di un giochino facile facile. qualcosa che ha a che fare con i manoscritti che viaggiano e, man mano che passano di mano, ognuno aggiunge dei pezzetti di una storia. libero arbitrio e connessione logica, anche per il finale. la prima frase, di qualche riga, sarà un post, il resto della storia lo si scriverà dai commenti.---------------------------
"In un pomeriggio soleggiato sedeva sul balcone, con il suo libro in mano e l'indice infilato fra le pagine per non perdere il segno. davanti a lui la città sonnecchiante in un primo pomeriggio estivo, pochi i rumori, molti i pensieri..
"In un pomeriggio soleggiato sedeva sul balcone, con il suo libro in mano e l'indice infilato fra le pagine per non perdere il segno. davanti a lui la città sonnecchiante in un primo pomeriggio estivo, pochi i rumori, molti i pensieri..
domenica 21 settembre 2008
vergine
pensi che c'è tempo, è sempre così, poi arriva tutto ad un tratto e ne diventi cosciente di fronte al fatto compiuto. dove ho messo le scarpe? e la giacca un pò calda che avevo messo là? non si ritrova più nulla. me ne accorgo anche passando velocemente da steso a seduto, mi gira la testa e nonn significa che sto male, semplicemente che è settembre un pò più settembre che gli altri anni. ho sempre pensato che si potesse andare al mare fino ad ottobre da me, ma quest'anno no, lo scorso neanche, quello prima non me lo ricordo. dicevo, che te ne accorgi davanti al fatto compiuto, guardi una foto e senti il contrasto, almeno climatico, per non dire mentale, rispetto al presente. l'ultimo bagno, già solitario, mentre il sole dipingeva di rosso le nuvole sopra la dirupe ed il mare assomigliava sempre di più ad una distesa di olio. il tramonto delle sette e trenta e via via sempre prima. ti si scurisce il cuore prima e pensi a quando sarà peggio. spero di esserne cosciente, del peggio, quando ormai sarà passato, davanti al fatto compiuto della primavera, dell'aprile odoroso e del maggio fiorito delle campagne sottostanti la centrale, se starò anora qui..
giovedì 18 settembre 2008
demodé
bene, è il caso di dire che, ormai, le cose semplici non vanno più di moda. vale comunque la pena spiegare, a titolo esemplificativo, che, primo, le rotatorie, o rondò, possono seguire due sitemi: classico, allora si arriva e si dà la precedenza, oppure alla ravennate, che è esattamente il contrario. questi sono gli unici due modi concepibili di funzionamento e, ciò che importa di più, visto che non siamo a ravenna, qui il funzionamento è quello classico. secondo, quando si chiama un cellulare all'estero, la gente non deve avvertire che lo zero iniziale non va digitato, è da anni che lo abbiamo abolito anche noi, dirlo fa solo confondere. terzo,quando ti chiedono "come stai", si può semplicemente rispondere "bene grazie", si chiama retorica e fa parte dei costumi umani, non è un'occasione per evidenziare fatti e persone che pongano la luce su chi parla, è complicato da seguire perché spesso non si conosce niente dei fatti e delle persone di cui sopra che illuminano l'interlocutore. quarto, quando si invita qualcuno l'altro dovrebbe limitarsi a dare una risposta positiva o negativa, tutto il resto è noia. quinto, il pesce crudo si chiama pesce crudo, non sashimi, quella è iun'altra cultura. sesto, se si va all'ikea poi non bisogna farci su dell' umorismo, in questo caso è troppo semplice, meglio limitarsi a far su in macchina quando si ritorna con il cervello in tilt.
cerco di semplificare e cado nel paradosso, cos'è più à la page, essere fuori moda o non dire le cose in maniera semplice? in ogni caso, ragionare per paradossi fa bene al cervello, lo hanno detto filosofi e studiosi con un minimo di senso dell'umorismo,e qualora non ve ne fossero, trionfa comunque l'argomento "il pallone è mio e decisdo io!".
cerco di semplificare e cado nel paradosso, cos'è più à la page, essere fuori moda o non dire le cose in maniera semplice? in ogni caso, ragionare per paradossi fa bene al cervello, lo hanno detto filosofi e studiosi con un minimo di senso dell'umorismo,e qualora non ve ne fossero, trionfa comunque l'argomento "il pallone è mio e decisdo io!".
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