martedì 26 maggio 2009

ballata piu' post che moderna

da qualche tempo la conoscienza anticipata delle condizioni meteo gli procurava una certa soddisfazione. sapere che martedi' le temperature si sarebbero abbassate fino a dieci gradi celsius gli dava sicurezza. la temperatura di martedi' era per lui una certezza, uno scoglio di realtà sul quale aggrapparsi.con gli occhi dietro il finestrino dell'autobus, guardando fuori, continuava a dirsi sottovoce, come se stesse canticchiando una canzona ascoltata con delle cuffiette invisibili, è una certezza, è una certezza, una delle poche zam zam, una delle poche zam-zam, una delle poche a parte la centrale zam zam che troneggia zam zam la campagna zam zam mezza incolta parapom zam zam; fu interrotto da un "biglietto prego". dieci minuti dopo, la multa nella tasca posteriore del jeans rappresentava un'altra certezza. una certezza storica, si disse mentre si voltava per cogliere meglio uno zigomo purpureo. come sia uno zigomo purpureo, non ve lo so dire, fatto sta che mentre continuava a camminare per i larghi marciapiedi, lontani migliaia di kilometri dalla certezza canticchiata pocanzi, si accorse di una colonna d'acqua spruzzata in aria, alta cento metri, che troneggia zam zam, che troneggia zam zam.

mi pare di aver letto da qualche parte una definizone, fra le tante e neanche cosi' scientifica, di "intelligenza", in base alla quale essa é la capacità di prendere due cose, metterle insieme, e generare una cosa nuova. qualcosa del tipo "dedurre", fare due piü due insomma. ovviamente sono cosciente del fatto che il jet d'eau non produce energia, anzi, pero' é bello. quel posto anche, prima, era bello.

giovedì 7 maggio 2009

seghe e gazzose

la fila delle macchine si muove lentamente: un serpentone urbano e di paese. di fronte ai bar, spesso agli angoli,negli androni, presso degli accenni di piazzetta, stazionano le persone che, nella vita, fanno di professione quello: stare lì, così. col passare del tempo la posa assume una conformazione, appunto, da professionista, così la schiena trova la sua curvatura ideale senza causare conseguenze sulle vertebre, le mani naturalmente si inseriscono nelle tasche dove sembrano stare nell'unico posto in cui potrebbero stare. le macchine sfilano, qualcuna dà un colpo di claxon ottenendo come professionale risposta un movimento del capo, un movimento fatto così perfettamente che l'occhio del passante percepisce il saluto come un saluto del mento; questo lo si apprende dopo anni e anni di esperienza. trovo non sia male come mestiere, stare lì così, ma occorre essere portati, come negli sport. anche se, a ben vedere, è un pò una cazzata la storia dell'essere portato. R.L. Montalcini è una vita che studia un gene, che ovviamente non mi viene in mente come si chiami, il quale ha la funzione di far sviluppare il sistema nervoso. ha vinto il nobel per questo e grazie a lei ora si sa che l'influenza maggiore su ciò che fa un uomo nella vita è esercitata dall'ambiente in cui egli si sviluppa. applicata alla lettera, anche se hai un corredo genetico di tutto rispetto, se sei di fronte al bar impari a fare quello, se saluti con il mento impari a salutare con il mento, le mani, in base al suddetto gene che si occupa dello sviluppo del sistema nervoso, diventano insensibili sul dorso per effetto del bordo delle tasche. se sei einstein e sei nato a curciomindora e tuo padre ha un bar, e non ti muovi da quel bar, ti svilupperai come barista e non come matematico e, nonostante tu abbia geneticamente un cervello che potenzialmente potrebbe elaborare la teoria della relatività, difficilmente lo potresti fare, al massimo -che ne so!?- potresti inventare una miscela nuova di caffé e bruciare il mercato, tuttavia non vinceresti il nobel. ma c'è qualcosa che non mi convince, è come se ci fosse un cane che si morde la coda, devo pensarci meglio..per fortuna che mentre sto cercando qualcosa di lontanamente serio in quello che sto dicendo, seduto sul mio divano in similpelle che, sia detto per inciso, sconsiglio vivamente durante le stagioni calde, sono stato distratto da qualcuno che è passato di fronte casa, passeggiando, telefono all'orecchio, e parlando spudoratamente da solo e ad alta voce, perché è una vita che parla da solo al telefono e, anche se questa volta stesse parlando con qualcuno non farebbe differenza. mi viene da chiedere, ma uno nella vita, deve essere portato per le cazzate o dipende dall'ambiente in cui si sviluppa?

lunedì 4 maggio 2009

retroverso

dunque, non ho niente in particolare da dire, davvero niente, si tratta di un vuoto creativo dovuto a chissà che cosa. a volte me ne capitano, di vuoti creaTIvi, ma almeno per una volta lo voglio riempire di qualcosa che sa di compitino svolto bene, voglio un sei, preciso e denso, sulla mia pagella.

mercoledì 22 aprile 2009

mutaye, o come si chiama lui

ho sentito il cuore battermi velocemente nelle orecchie ed ho capito che, fra me fuori di casa e e me dentro, erano intercorsi quattro piani di scale.
il mio amico tutto sconsolato si è lamentato del fatto di essere riuscito a lavarsi i denti senza alcun problema, ma mentre lo diceva sbiascicava. gli ho detto di non preoccuparsi, che comunque era a livello, ubriaco come non lo vedevo da tempo. gli ho strinto la mano, l'ho abbracciato. mi ha preso una nostalgia di cose che sai che non potranno tornare, si mi ha preso la nostalgia, e chi se ne frega ho pensato, è pur sempre un 'emozione.

giovedì 16 aprile 2009

cappero

le giornate uggiose sono ancora più uggiose se sei a milano, con questo non voglio dire di essere a milano, voglio dire della sua maggiore carica di uggiosità se non c'è il sole.
il sole, che bella cosa quando va a braccetto con la primavera e fuori e tutto un ancheggiare che fa muovere i capelli delle donne (ndr la versione non censurata prevedeva capezzoli al posto di capelli), uno slacciarsi le cravatte dal collo. anticipando il momento di liberazione che si avrà quando questa operazione la si compie a casa, con profonda esclamazione di soddisfazione ed annesso lancio dell'ornamento vestiario su qualsivoglia oggetto domestico; eserciti di esseri umani con occhiali da sole equipaggiati, sfondi celesti su tutto ciò che si guarda, i pori della pelle sono in piena attività, puzzo, mi faccio la doccia..

martedì 14 aprile 2009

angina pectoris

ebbene, dopo qualche tempo, al posto di scrivere il mio status su fb in maniera srtriminzita, mi e' ritornata voglia di dilungarmi un po' di piu', leggermente di piu'. su cosa esattamente non lo so. mi sento calmo, tranquillo, avete presente quella sensazione che ti scalda il petto, oppure quelle specie di onde che partono sempre dal petto per dare benessere al tuo corpo? se ve lo state chiedendo, la risposta e' no, non ho ancora assunto nessun tipo di sostanza stupefacente, e' tutto nature. la conquista intellettuale di oggi e' la seguente: l'ansia è come una valigia pesante e senza ruote, la samsonite ne fa di carine.

mercoledì 11 marzo 2009

meltin####pot

pochi giorni fa ho sentito qualcuno che citando qualcun altro (barbuto, mi pare, ndr) ha detto: io la mattina appena sveglio mi faccio due ore di sonno per principio. sempre pochi giorni fa ho visto uno che andava "alle scuole serali" con un discovery ed ho riso di gusto. oggi invece il mio barbiere si è lamentato perché la spesa per tenere accesi i lumini al cimitero è aumentata da 12 euro a trenta euro e dispari all'anno, ha detto proprio così, e due clienti erano d'accordo con lui nel lamentarsi. altri cose riguardo gli ultimi giorni ce ne sarebbero, per esempio che mi è venuta voglia di essere uno scienziato o ingegnere meccanico per inventare le automobili che vanno a gin&tonic, così in giro si sarebbe tutti ubriachi e non esisterebbe la malattia di essere astemi. di altre favolose idee per salvare il mondo ce ne sarebbero, tuttavia il mio stomaco, che è stato da poco sfiorato da una tramontanella tutt'altro che sterile, ha iniziato a brontolare, ragion per cui il vostro affezionato vi saluta augurandovi di essere ben travolti dalla grande e lunga onda del week-end

martedì 3 marzo 2009

django morning

mi è sempre piaciuto prendere il caffé in accappatoio bianco, mi rilassa. mi piace ancora di più, se è quasi mezzogiorno e tutto ciò che avevo da fare è stato letteralmente mandato a cagare. ecco qua, mi resta solo un pò più di un'ora per archiviare questa mattinata, splendida, in accappatoio bianco. poi ricomincerò la rincorsa del tempo, tutto si è accavallato ancora di più ed il pomeriggio sarà per la mattina e la sera per il pomeriggio e la notte per la notte.
mi consolo in questa dinamica di spostamenti perché presto sposteremo anche le lancette dell'orologio, non fatemi dire in avanti o indietro perché ogni anno è un dilemma, ciò che è certo è che ci saranno più ore di luce e meno di oscurità. il gesto di spostare le lancette forse mi donerà più tempo, lo sappiamo che non è vero, ma smettetela di fare i seri, spostiamo tutto, tutto quanto niente escluso, anche i mobili della casa o le tavole di decoupage di vostra madre sul caminetto, le piante, le stufe le penne, il caricabatterie, si spostiamo persino quello.
mi avanzerà tempo per stare più tempo in accappatoio bianco?
ti attendo con ansia cara primavera.

domenica 22 febbraio 2009

-_-

Come on...I don't need genius to have ego time.

giovedì 12 febbraio 2009

RATATOUILLE

si chiamano Mus muscullus, quelli che avevo io erano domestici, non selvatici. mi pare di avere già raccontato delle mie battaglie contro i topi, ma ora vorrei fare un discorso più compiuto. all'ora e nel momento della nefasta scoperta, iniziai le mie ricerche per ben equipaggiarmi nella lotta contro i topi. avvenne che, recatomi in un centro commerciale, scesi nel seminterrato, (il faidaté è sempre nel seminterrato), mi avvicinai agli scaffali delle trappole per i topi ed iniziai a farmi un'idea. un personaggio sinistro mi si avvicinò, un commesso. Parlava un francese sbiascicato fra i denti sporgenti e nello stesso momento l'occhio destro gli si chiudeva leggermente, quasi a dimostrazione dello sforzo di concentrazione che compiva. mi disse in tutta franchezza che le trappole classiche non servivano a niente. mi appuntai mentalmente di metterne un paio in una ipotetica scatola del tempo dove si mettono le cassette "misto angelo" o "misto giocala" insieme a tutte le cose che non si usano più. Fui attratto dall' estetica della classica trappola per topi, quella con la molla per intenderci, ne compèrai comunque due piccoline e graziose, credevo bene facessero arredamento. mentre pensavo a questo, il barbuto commesso continuava a parlarmi ed il tono di quello che diceva era sempre più apocalittico. "si muovono per i continenti, sono dapperttutto, si migliorano e si modificano geneticamente, nessuna trappola sarà la soluzione, esse diventano subito obsolete". "per ogni topo che vedi alle sue spalle vi è una colonia di almeno 100 topi""l'unica soluzione sono i gatti, io ne avevo tre che mi uccisero tutti e 15 i ratti che allevavo quando abitavo in campagna",mi dispiace gli dissi, con un mezzo sorriso, ma lui era troppo concentrato in quello che diceva, l'occhio destro ormai era chiuso. Io dissi che allora avrei preso un gatto, ma lui mi avvertì che un gatto è un gatto, che vive una decina d'anni, che mi doveva piacere avere un gatto se lo volevo, non era un elettrodomestico. il suo discorso non faceva una piega. mentre stava per finire la sua entusiastica dissertazione sui ratti ed i topi, la mia ragazza lo caricò oltremodo e definitivamente raccontandogli di un gruppo di topi i quali, mi pare in Cina, rimasero bloccati in un tubo e la parte della colonia libera portava loro cibo, e quei topi incastrati a furia di stare incastrati e mangiare erano diventati di dimensioni spropositate, nella mia testa l'immagine di splinter, il maestro delle tartarughe ninja. mi propose una colla per topi che consisteva in un rettangolo nero 15x30 cm fatto di una materia apiccicosa, avvertendomi che sulle istruzioni era scritto che il topo catturato moriva dopo pochi minuti per arresto cardiaco, per la paura. Lui mi disse che era vero, che morivano, ma, e qui fece una pausa aprendo e chiudendo l'occhio destro, quasi per permerttersi di respirare, très lentement (molto lentamente). iniziò poi a sorridere, provava piacere nel parlare di topi, nell'ascoltare storie sui topi, ad un certo punto lui stesso mi è sembrato un topo gigante, con il gilet modello brico, un topo gigante più gigante del maestro splinter. ce ne andammo, comprai ciò che mi aveva consigliato, non potevo non farlo, avevo trovato il maniaco dei topi vestito da commesso. Le trappole funzionarono uccidendo tre dei 100 topi che erano nel mio palazzo, anche se, applicando con rigore la teoria del commesso topo gigante, sarebbero dovuti essere trecento e così all'infinito, comunque questi sono solo dettagli. erano dei topi piccolissimi, sembravano anche puliti e la storia che morivano très lentement ovviamente era vera. Una notte ne catturai uno, lo misi in una busta tutto attaccato al rettangolo nero e lo piazzai fuori dalla porta. mi rimisi a dormire. tuttavia, nonstannte il muro, nonostante la porta chiusa, nel silenzio della notte sentivo i gemiti di agonia del piccolo topo. mi accanii contro la busta finché non ottenni il silenzio come risposta. Il giorno dopo mi svegliai, trovai in cucina il terzo ed ultimo topo che ero riuscito a catturare, era in silenzio, vivo e bloccato sulla colla nera con le quattro zampe ed il muso. sollevai la trappola e guardai negli occhi il topo, aveva la stessa faccia del commesso topo gigante, aveva persino l'occhio destro semi chiuso. non ebbi dubbi che quel giorno al centro commerciale avevo parlato con il capostipite di quella colonia. Sicuramente era stato cacciato via,spedito nel mondo degli umani, esiliato dalla colonia di allora perché si era scopato tutte le tope femmine, anche quelle sposate e, adesso che tutta la sua progenie era nata, la colonia era composta solo da suoi figli, trecento figli di zoccola e lui, senza accorgersene, per la sola ripicca di vendicarsi contro coloro che lo avevano cacciato, li stava piano piano uccidendo tutti.