dal corrispondente estero arrivano importanti notizie, quella principale è che quando in italia c'è il sole, non esiste nessun altro posto migliore in europa.
mentre ero davanti ad un foglio leggermente scarbocchiato ho notato che delle linee creavano un triangolo rettangolo. una grandissima idea mi è balenata nella mente ancora semi-addormentata: il Teorema di Pitagora. Semplice e semplicissimo, formula splendidamente ricordata dai miei neuroni piu' anziani, enunciato a menadito e conseguente autoesaltazione. un piccolo neo, una piccola macchietta ha iniziato a farsi avanti: come la mettiamo con la dimostzrazione? il tempo ha iniziato a scorrere, lo sgurdo fisso sul foglio, la domanda ha iniziato ad avere dei contorni kafkiani, le pulsazioni sono aumentate, i conati di vomito si sono affacciati alla base della gola in corrispondenza all'aumento del nervosismo dovuto all'incapacità di comprensione. da grande cittadino del mondo ben calato nell'epoca contemporanea quale sono, ho provato a bagnarmi nel fiume digitale del sapere di wikipedia, a stento sono riuscito ad uscirmene, a causa delle correnti di spiegazioni che davano tutto per scontato ho rischiato di annegare. mi sono imbattuto su di un'altra pagina "l'immediatezza della spiegazione permette una facile comprensione del teorema ai ragazzi di tredici anni" un tonfo al cuore mi ha preso, ho cercato rifugio in me stesso e sto scrivendo adesso queste cose per sentirmi meglio, per starmene tranquillo con me al riparo da ipotenusa e cateti in caduta libera, zavorre legate all'autostima, preferisco le ali dell'ignoranza, preferisco l'ingenuità e la brevità, dé' molto per scontato, ho votato berlusconi.
giovedì 17 aprile 2008
giovedì 10 aprile 2008
papaya, essiccata
ho dimenticato di ricordare il compleanno del blog, non che abbia una particolare importanza, era il 27 marzo 2007, gran bel post di debutto. ognuno festeggia quello che ha e quello che fa. non ho dati da snocciolare, tempistiche e ricorrenze particolari, la scusa dell'anno del blog mi serve per girarmi un attimo indietro e guardare la strada dietro di me, la linea di mezzadria un pò vintage, le ciocche di capelli biondi che volteggiano nell'aria, pezzi di carta più o meno bollata, rubrica telefonica ridotta di oltre la metà, fioriture d'animo da riso ed occhi lucenti di vita, risveglio di lobi in letargo, letture sparse ed eventuali, sapori nuovi, odore di treni, parole nuove e di recente kili nuovi. oggi non c'è il sole, oggi la casa è tutta sporca, scappo via, prendo un biglietto di prima e me ne torno giù, prendo un biglietto low e me ne vado ancora più su dell'alt'italia, prendo le banche dati e le faccio saltare in aria, prendo me stesso e lo infilo sotto la doccia, anche se è un bluff, alleluja alleluja!
mercoledì 9 aprile 2008
la vita è fatta te carta
le dita battono a stento sui tasti e le palpebre cadenti incedono davanti agli occhi, in mezzo ai fischi che strisciano nelle orecchie sento come una baraonda, un frastuono basso e continuo nella stanza, tutto questo accade nell'attesa che il frigo attacchi con il suo ronzio. momenti notturni di stalli cristallizzati sul divano, a gambe orizzontali con i piedi che ti si addormentano dopo pochi minuti: ho strinto più di 500 mani in questi giorni, ho sorriso falsamente e con cordialità, ho guardato valutato ed aguzzato, riflettuto con fulmini di pensieri eterei, con il formaggio tra i denti mi sono sorpreso dello sputa-vino, della sua funzione e del fatto che fosse utilizzato spesso. poi vediamo, direi che non finisce qui, c'è qualcos'altro, sicuramente qualcos'altro c'è, ma prometto che vado a dormire, ci penso e poi non ve lo dico.
lunedì 31 marzo 2008
pensiero di un mattino ancora senza sole
leggere un libro per non pensare è brutto, mangiare la carne alla brace con le mani è bello.
domenica 23 marzo 2008
la betta
azzurro pulito di un cielo spazzato dal vento che soffia, piega foglie ed alberi che sbadigliano di primavera.
salendo sul ponte che costeggia il paese, verso il tardo pomeriggio, tornando da sud -est, hai il sole che ti languisce di fronte, bello grande e rotondo, potente quanto basta per permetterti di guardarlo, i suoi riflessi sul vetro evidenziano dei puntini, dei piccoli boccioli di fantasia naif scatenata dai paesaggi noti. ogni colore più vivo, ogni odore che matura ed orna l'ascolto di una canzone che si sente quasi per caso, tutto mi colpisce come leggere delle righe evidenziate, mi fa nascere un piccolo piccolo groppo alla base della gola, una piccola emozione indescrivibile che non mi permette di dare attenzione a ciò che si dice.
azzurro pulito di un cielo spazzato dal vento che soffia, scombina i capelli e ti serra gli occhi mentre metti a fuoco le increspature del mare plumbeo d'umore.
pugni stretti in tasca, guance arrossate dall'aria densa e leggera che solleva le masse di alghe trasportate dal mare a riva, catene montuose vegetali di un nero pece venute dai fondi della "secca".
blu pulito di un cielo stellato dove tante stelle stanno, brillano sfervorose il cambio di stagione.
mani tra le gambe a riscaldarsi dal fresco dell'aria di mare, spifferi provenienti dal finestrino leggermente socchiuso, soffi di fumo che escono dalla bocca che espira, mentre fuori la campagna sfila ondeggiante e pronta per addormentarsi, l'attimo di colori del crepuscolo da poco concluso non c'è più.
salendo sul ponte che costeggia il paese, verso il tardo pomeriggio, tornando da sud -est, hai il sole che ti languisce di fronte, bello grande e rotondo, potente quanto basta per permetterti di guardarlo, i suoi riflessi sul vetro evidenziano dei puntini, dei piccoli boccioli di fantasia naif scatenata dai paesaggi noti. ogni colore più vivo, ogni odore che matura ed orna l'ascolto di una canzone che si sente quasi per caso, tutto mi colpisce come leggere delle righe evidenziate, mi fa nascere un piccolo piccolo groppo alla base della gola, una piccola emozione indescrivibile che non mi permette di dare attenzione a ciò che si dice.
azzurro pulito di un cielo spazzato dal vento che soffia, scombina i capelli e ti serra gli occhi mentre metti a fuoco le increspature del mare plumbeo d'umore.
pugni stretti in tasca, guance arrossate dall'aria densa e leggera che solleva le masse di alghe trasportate dal mare a riva, catene montuose vegetali di un nero pece venute dai fondi della "secca".
blu pulito di un cielo stellato dove tante stelle stanno, brillano sfervorose il cambio di stagione.
mani tra le gambe a riscaldarsi dal fresco dell'aria di mare, spifferi provenienti dal finestrino leggermente socchiuso, soffi di fumo che escono dalla bocca che espira, mentre fuori la campagna sfila ondeggiante e pronta per addormentarsi, l'attimo di colori del crepuscolo da poco concluso non c'è più.
lunedì 10 marzo 2008
martedì 4 marzo 2008
quadro bianco giallo chiaro
ho un piccolo problema, sono ospite da un amico e lui non ha lo spazzolino per gli ospiti. circostanza strana, io ce l'ho sempre avuto lo spazzolino per gli ospiti, uno solo, di qualità taumarin, uno solo per tutti gli ospiti.
sabato 1 marzo 2008
venerdì 29 febbraio 2008
no alla sant'anna frizzante
mi hanno proposto un massaggio aiurvetico: delle spezie innocenti vengono avvolte in dei pezzi di cotone, il tutto è ad elevata temperatura, serve per farti sudare ed eliminare le tossine. ma ora che ci penso, io ho sempre amato le tossine, ho speso tanto tempo e soprattutto soldi per intossicarmi, autolesionismo infantile, o per usare una formula inflazionatissima, senso di appartenenza ad un gruppo, ma a me piace prendere tossine anche da solo, non necessariamente in compagnia, saturo e pieno delle mie amate tossine mi privo del sonno, mi privo della concentrazione, ma tutto volontariamente. adesso che devo intossicarmi per necessità e mi propongono addirittura dei trattamenti per eliminare ciò che mi stanno dando, quasi non mi va. inizio ad aver voglia di purezza, idee strane del tipo spicchio di limone nel bicchiere d'acqua mi hanno sfiorato la mente, ma arrossendo ho subito abbassato lo sguardo, preso la bottiglia in mano ed addolcendo il ghigno di vergogna che si era affacciato sulla guancia sinistra ho bevuto alla spina.
lunedì 25 febbraio 2008
pipì & romance
se devo pensare alla nottata, mi viene in mente un sonno nero, buio pesto, profondo e riposante. alle luci dell'alba l'innocente esigenza, di irrefrenabile pressione e conseguente improcrastinabile svolgimento, di recarmi nella salle de baigne mi ha fatto destare e risalire dall'abisso ovattato in cui mi trovavo. per non svegliarmi troppo da quella sensazione rilassante non ho cercato le pantofole, ho ignorato il fresco del pavimento sotto la pianta dei piedi ed ho fatto pipì senza essere sveglio tuttavia centrando il bersaglio. rientrato nel letto era ormai troppo tardi, uno stato mentale del tutto fuori controllo, nel quale le sinapsi sfrecciavano ad inaudita velocità, si è presentato ed ha mandato in frantumi ogni mia speranza di riprendere il viaggio sonnolento e pieno di benessere di qualche minuto prima. in questi casi, nella tua mente ti capita di incontrare lo spremiagrumi cromato della tua infanzia che non vedi più da ché so, millenni, i particolari del pavimento della casa della nonna e poi, tutta un tratto, dei signori di nero vestiti, tonache e cappelli medioevali che sormontano facce seriose e rasate, rigorose, ve ne sono tantissimi come l'uomo con la bombetta di magritte. portano degli stendardi, il capofila è monsieur ansia del futuro prossimo vicino, se guardi nei suoi occhi ti vedi in una grande aula, vestito di tutto punto davanti a tanti signori, ma regna il silenzio, qualcuno ti parla ma non riesci a distinguere i suoni e a dire delle cose sensate perché non hai avuto il tempo di pensarle, di scriverle, hai ignorato cose macroscopiche come ti succede sempre; lo segue un altro uomo esattamente uguale con un altro stendardo fra le mani, questi è l'uomo terapia dal quale è possibile vedere attraverso gli occhi la luce diafana degli ospedali, le flebo e tutto il resto. sposto lo sguardo sul terzo della fila, dietro di loro solo una massa confusa di immagini innalzate e cappelli ondeggianti, questi ha negli occhi madama scelte, con tutto il suo arredamento tutt'altro che minimal: tempo che passa, introspezione, cose concrete ed ingresso nel cono delle possibilità che si riducono. Io mi tengo alla larga, li osservo con il battito del cuore che aumento, maledico la pipì che mi strappato da un sonno raro, muovo la testa, muovo il corpo attraverso il letto ancora caldo, unico ricordo di una notte piacevolissima. cerco un diversivo con lo sguardo e scorgo delle ciocche di capelli biondi, inizio ad esaltarmi, sì togliamo questo neo nero di processione, voglio fiumi di "bionidità"! lo sfondo è illuminato dalla luce di due occhi azzurri intensi che danno felicità e sono incorniciati da un volto conosciuto, impresso nella coscienza e nel subconscio, il colore candido della sua pelle mi tranquillizza, la temperatura diviene tepore, la processione medioevale scompare nel fumo del "sonniveglia", il cuore rallenta, i muscoli delle palpebre si rilassano, la schiena si distende, l'amore trionfa, spero rimanga ancora abbastanza tempo prima della sveglia.
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